Simone Fattal, la memoria della terra

Simone Fattal, la memoria della terra
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Simone Fattal, Man in the Desert, Collection Burger, Hong Kong | Courtesy © Simone Fattal | Foto: Stefan Altenburger | ©️ Adagp, Paris, 2026

Ci sono artisti che costruiscono un'opera seguendo una linea evolutiva riconoscibile e altri che sembrano muoversi per stratificazioni, facendo convivere tempi e luoghi diversi. È il caso di Simone Fattal, cui il Musée d'Art Moderne de Paris dedica, dal settembre 2026 al gennaio 2027, la prima grande mostra in un museo parigino. Nata a Damasco, cresciuta tra Beirut, la California e Parigi, Fattal attraversa oltre cinquant'anni di ricerca intrecciando pittura, ceramica, collage ed editoria in un percorso che mette continuamente in dialogo memoria, mito e attualità. L'esposizione raccoglie circa cento opere e restituisce il ritratto di un'artista difficilmente classificabile. Dopo gli studi di filosofia e la formazione all'École du Louvre, Fattal inizia a dipingere i paesaggi del Libano alla fine degli anni Sessanta. Lo scoppio della guerra civile la costringe però a lasciare Beirut nel 1980 e a trasferirsi in California, dove fonda la casa editrice indipendente The Post-Apollo Press. Per oltre trent'anni pubblicherà poesia, filosofia e letteratura, un'attività che rivela quanto, nel suo lavoro, parola e immagine siano sempre rimaste strettamente legate. Quando torna a dedicarsi pienamente all'arte sceglie l'argilla. Dalla ceramica emergono guerrieri, divinità e figure essenziali ispirate alle grandi civiltà del Mediterraneo. Gilgamesh, Ishtar, Dioniso e Ulisse non sono evocazioni archeologiche, ma presenze che dialogano con il presente. La guerra, l'esilio e la perdita attraversano silenziosamente tutta la sua produzione: i guerrieri diventano immagini di resistenza, mentre le architetture in terracotta, ispirate alle ziggurat mesopotamiche e ai templi greci, evocano allo stesso tempo antiche rovine e città distrutte dai conflitti contemporanei. Accanto alle sculture trovano spazio collage, acquerelli e dipinti nei quali il paesaggio ritorna come luogo della memoria. Alberi, montagne, nuvole e corsi d'acqua convivono con immagini dedicate ai migranti e alle conseguenze della guerra, componendo un'opera in cui archeologia, letteratura e natura non appartengono a mondi separati, ma diventano strumenti per leggere il presente attraverso una prospettiva molto più ampia della storia individuale.
Veronica Azzari - © 2026 ARTE.it per Bvlgari Hotel Paris