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Max Peiffer Watenphul: l’anima indipendente del Bauhaus a Roma
#Exhibitions
Max Peiffer Watenphul, Paesaggio Persiano, 1966 | Foto: Antonio Idini | Courtesy Fondazione Max Peiffer Watenphul

Tra le luci sospese di Venezia, le geometrie del Bauhaus e i paesaggi attraversati da uno sguardo inquieto, prende forma la traiettoria di un artista fuori dagli schemi. La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma dedica una mostra a Max Peiffer Watenphul, figura singolare delle avanguardie del Novecento. L’esposizione riunisce circa 80 opere e ripercorre l’intero arco creativo dell’artista: dagli esordi alla formazione al Bauhaus di Weimar, fino ai lavori maturi realizzati in Italia. Pittore, fotografo e viaggiatore instancabile, Peiffer Watenphul attraversa i fermenti degli anni Venti mantenendo sempre una posizione indipendente, lontana da ogni definizione univoca. Il percorso mette in evidenza il legame con l’esperienza interdisciplinare del Bauhaus, ma soprattutto la sua evoluzione personale, che lo conduce verso un linguaggio pittorico autonomo e riconoscibile. Tra città, nature morte e vedute italiane, fino al periodo veneziano del secondo dopoguerra, emerge un’opera intensa e lirica, capace di trasformare la realtà in visione. Più che una retrospettiva, la mostra restituisce il ritratto di un artista che ha saputo reinventare, con discrezione e libertà, l’eredità delle avanguardie europee.
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