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Palinsesto di luce: il pennello che salva Roma
#Exhibitions
Maria Barosso, Demolizione delle case in Via Cremona per gli scavi al Foro di Cesare

Roma che cambia, polvere nell’aria, carte e pennelli come strumenti di salvataggio. Maria Barosso dipinge mentre la città si smonta e si ricompone: non illustra, testimonia. Prima funzionaria donna nell’amministrazione delle Belle Arti, affianca gli archeologi con un metodo che mescola rigore e poesia. Nei suoi acquerelli la pelle della Capitale è un palinsesto: la Basilica di Massenzio appare come un gigante ferito, la Velia si apre sotto lo sbancamento che darà vita alla futura Via dei Fori, lungo la nuova Via del Mare, i templi del Foro Boario e dell’Olitorio emergono isolati come reliquie luminose. E quando un reperto rischia di svanire - il Compitum Acilium - la sua mano lo salva per sempre, fissandone proporzioni e dettagli prima della distruzione.
Questa ricognizione riporta in primo piano un’artista-archeologa capace di trasformare la documentazione in visione. Oltre cento tra disegni, stampe e acquerelli mostrano una grammatica di linee pulite e lavature traslucide che restituisce spessore storico senza perdere grazia. Spiccano i cicli dedicati agli affreschi di San Biagio, di Santa Maria Maggiore e della Grotta di San Michele a Ninfa (accostati al frammento originale), i fogli nati accanto a Giacomo Boni nel cantiere del Foro, e un grande disegno della Loggia del Priorato di Rodi, svelato per la prima volta. Barosso non cerca l’effetto, cerca la verità delle forme. Nei suoi fogli il passato non è un’eco, è un presente nitido: un atlante visivo in cui arte e scienza si stringono la mano per restituire alla città la memoria di ciò che ha perduto.
Viola Canova - © 2025 ARTE.it per Bvlgari Hotel Roma