Radicata in una tensione tra memoria ancestrale e sensibilità contemporanea, la pratica di Alimi Adewale si sviluppa come un linguaggio visivo stratificato, capace di connettere tempo, materia e identità. Nato in Nigeria, l’artista attinge ad un ricco patrimonio simbolico africano, rielaborandolo attraverso una ricerca che supera il confine tra tradizione e presente. Al centro del suo lavoro vi è una figurazione che non mira al realismo, ma diventa veicolo per costruire immagini simboliche e trascendenti. Maschere, figure e segni si trasformano in forme essenzializzate, dove la distorsione e il colore intenso amplificano la dimensione emotiva e spirituale. Determinante è l’uso dei materiali: Adewale integra oggetti trovati, fibre tessili e tappeti come kilim e dhurrie, le cui trame diventano parte attiva della composizione. La superficie pittorica si espande così in una dimensione quasi scultorea, dove stratificazione e texture raccontano una storia fatta di sedimentazioni culturali. Riferimenti alla tradizione africana, alla pittura preistorica e ad una gestualità libera convivono in opere che riflettono su identità, migrazione e appartenenza. Ne emerge una pratica profondamente spirituale, che utilizza forma e materia per interrogare il presente e immaginare nuove possibilità di connessione.
Luca Campestri indaga l’idea di casa tra memoria, nomadismo e gesti quotidiani
Tra installazione, fotografia e scultura, Campestri trasforma oggetti e immagini in una riflessione poetica sulla casa come spazio mobile e memoria condivisa.