Come Cézanne usava le mele per reinventare il modo di dipingere, così Ryan Mrozowski sceglie soggetti ordinari per mettere in discussione il nostro modo di vedere. I suoi dipinti, protagonisti della prima mostra personale da Perrotin, partono da frutti, fiori e forme naturali per trasformarli in strumenti di indagine percettiva. Nulla, nelle sue opere, è davvero immediato. Attraverso ripetizioni, raddoppi e simmetrie, Mrozowski costruisce immagini che oscillano tra figurazione e astrazione, spingendo lo spettatore a riconsiderare ciò che crede di riconoscere. Nei dittici, le due parti funzionano come occhi che collaborano nella visione binoculare: l’immagine si ricompone nella mente, rivelando strutture nascoste e pattern inattesi. La pittura diventa così un luogo di confronto tra arte e scienza cognitiva. La precisione tecnica convive con un senso di instabilità. Griglie invisibili emergono solo con uno sguardo attento, mentre forme apparentemente decorative si caricano di complessità. L’artista invita a rallentare, a sostare davanti all’immagine, lasciando che il processo del vedere diventi parte dell’opera stessa. La ricerca di Mrozowski non mira a raccontare storie, ma a rendere visibile il funzionamento della percezione. In un panorama visivo dominato dalla velocità, la sua pittura rivendica il valore dell’attenzione e della scoperta, dimostrando come anche una natura morta possa contenere tutta la ricchezza dell’esperienza umana.
Otto artisti esplorano l’intimità del piccolo formato, trasformando pittura, scultura e segni quotidiani in visioni poetiche e atti di resistenza silenziosa.
Il serpente di legno di Leidy Churchman svela l’invisibile
Un viaggio tra pittura e scultura che esplora ciò che sfugge allo sguardo: sistemi invisibili, metamorfosi e cosmologie fluide nell’arte di Leidy Churchman.