La rappresentazione di sé nell’era del digitale

La rappresentazione di sé nell’era del digitale
#Art

Il titolo, preso in prestito al vocabolario delle discipline che rientrano nel dominio delle scienze esatte, è volutamente ironico. I conti infatti non tornano nel “Rapporto Annuale sullo stato del Disturbo Ossessivo Compulsivo” di Zhang Peili. Tuttavia lo studio di sé e dell’immagine di sé, attraverso l’impiego dei linguaggi più innovativi, utilizzati nei vari comparti dell’industria, risulta sorprendente. L’indagine condotta da Zhang Peili lo porta ad esplorare varie forme di trasmissione dell’informazione in ambiti differenti, dalla medicina, alle scienze, fino all’industria. L’artista mescola i segni dei linguaggi specifici con il sapiente intuito dell’arte e ottiene in cambio forme concrete per descrivere l’intangibile. Zhang Peili ad esempio estrapola le informazioni digitali che riguardano le parti non visibili del corpo, provenienti dall'ultima tecnologia medica, e le utilizza per dare forma a figure tangibili e tattili, mettendo in pratica una sorta di visualizzazione dei dati astratti. Nell’opera Numeri Comuni, l’artista utilizza l’illuminazione per riprodurre l’immagine di sé in codice binario in uno spazio bianco. Stupefacente e sconcertante, il lavoro di Zhang Peili dischiude una nuova riflessione intorno al vedere e all’essere visti.
Paolo Mastazza - © 2029 ARTE.it per Bulgari Hotel Shanghai