Il vuoto che racconta il mondo: il fascino silenzioso del Liubai

Il vuoto che racconta il mondo: il fascino silenzioso del Liubai
#Exhibitions
Emptiness as Art: The Wisdom of Eastern Aesthetics | Courtesy Long Museum West Bund, Shanghai

Nell’arte orientale il vuoto non è mai davvero vuoto. È respiro, attesa, silenzio che dà forma alle cose. Il liubai - letteralmente “lasciare bianco” - è l’antica pratica cinese di creare spazio affinché l’immagine possa continuare oltre ciò che si vede. Una filosofia estetica che attraversa pittura, calligrafia, giada e ceramica e che oggi torna protagonista in una mostra dedicata a uno dei concetti più raffinati dell’arte asiatica. Il percorso riunisce oltre quaranta opere dalla Dinastia Song fino all’età moderna, mostrando come il vuoto possa diventare materia narrativa. Nei paesaggi sospesi tra montagne e nebbia, negli intervalli lasciati tra i rami di un pruno o nei gesti calligrafici che sembrano interrompersi per continuare mentalmente nello spettatore, il liubai diventa uno spazio emotivo più che compositivo. La mostra racconta anche le diverse interpretazioni culturali del vuoto tra Cina, Giappone e Corea: energia cosmica, contemplazione silenziosa, eleganza minimale. Persino le ceramiche blu e bianche e le porcellane create per la cerimonia del tè giapponese trasformano l’assenza in equilibrio visivo. Più che una mostra storica, è un invito a rallentare lo sguardo e a scoprire tutto ciò che l’immagine sceglie di non dire.
Viola Canova - © 2026 ARTE.it per Bvlgari Hotel Shanghai