L'Ukiyo-e di fronte alla modernità

L'Ukiyo-e di fronte alla modernità
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Hashiguchi Goyo, Woman in Blue Combing Her Hair, 1920 | Courtesy © Walters Art Museum

Quando il Giappone entra nella modernità, anche le immagini devono cambiare pelle. È questa la storia raccontata dalla mostra dedicata alla rinascita dell’ukiyo-e al Tokyo Fuji Art Museum, un percorso che segue il destino della stampa giapponese su legno nel momento in cui la fotografia, la litografia e la modernizzazione del Paese sembrano decretarne la fine. Per oltre due secoli l’ukiyo-e aveva dominato il panorama visivo giapponese. Le celebri xilografie policrome con attori di kabuki, cortigiane e paesaggi avevano costruito l’immaginario urbano dell’epoca Edo e diffuso un linguaggio visivo riconoscibile ben oltre i confini del Giappone. Con l’inizio dell’era Meiji, però, il sistema che aveva sostenuto questa produzione entra in crisi. Le nuove tecniche di riproduzione dell’immagine, importate dall’Occidente insieme alla fotografia, trasformano il mercato e ridimensionano il ruolo della stampa tradizionale. Gli artisti reagiscono con sorprendente rapidità. Alcuni cominciano a raccontare la modernizzazione del Paese attraverso le cosiddette kaika-e, immagini dedicate alla “civilizzazione e illuminazione” del Giappone: ferrovie, ponti di ferro, uniformi militari occidentali, nuove architetture urbane. Altri trasformano la stampa su legno in uno strumento di cronaca, documentando guerre, incidenti e avvenimenti politici con la rapidità di un giornale illustrato. Questa stagione di sperimentazione non basta però a fermare il declino della grande stagione dell’ukiyo-e. Alla fine dell’Ottocento la produzione si riduce drasticamente e la xilografia policroma trova rifugio soprattutto nell’editoria. Le tavole a colori inserite all’inizio di romanzi e riviste letterarie diventano un elemento molto popolare, conservando almeno in parte il sapere tecnico di incisori e stampatori. La storia avrebbe potuto finire lì. Invece, all’inizio del Novecento, un editore di Tokyo cambia il destino di questa tradizione. Watanabe Shozaburo intuisce che la stampa su legno può parlare anche al pubblico internazionale e lancia il movimento delle shin-hanga, le “nuove stampe”. I soggetti cambiano, la luce diventa più atmosferica, le composizioni dialogano con il gusto moderno, ma il sistema produttivo resta quello tradizionale: artista, incisore, stampatore ed editore continuano a lavorare insieme come in epoca Edo. La mostra del Tokyo Fuji Art Museum ricostruisce questa traiettoria attraverso tre capitoli che seguono il passaggio dalle stampe dell’era Meiji alle illustrazioni editoriali fino alla stagione delle shin-hanga. Il percorso si basa in gran parte sulla raccolta del collezionista Kanbe Kazuyoshi, recentemente donata al museo. Guardate insieme, queste opere raccontano qualcosa di più di una semplice evoluzione stilistica. Mostrano come una tecnica nata nella cultura popolare del Giappone premoderno abbia attraversato l’urto della modernità industriale senza scomparire, reinventando il proprio linguaggio e trovando nuove ragioni per esistere.
Veronica Azzari - © 2026 ARTE.it per Bvlgari Hotel Tokyo