Maeta Kanji, il moderno

Maeta Kanji, il moderno
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Maeta Kanji, Family of a Master Carpenter, 1928, Tottori Prefectural Museum of Art | Courtesy © Tokyo Station Gallery

Morì a soli trentatré anni, ma in poco più di un decennio riuscì a cambiare il volto della pittura occidentale in Giappone. A centotrent'anni dalla nascita, la figura di Maeta Kanji (1896 - 1930) torna protagonista di una grande retrospettiva, la prima degli ultimi diciotto anni, che ripercorre un percorso artistico intenso e sorprendentemente moderno, mettendone in luce il ruolo decisivo nella nascita di una nuova stagione della pittura giapponese. L'esposizione celebra anche il centenario della fondazione della 1930 Society, il gruppo d'avanguardia creato da Maeta insieme ad alcuni tra i più promettenti giovani artisti giapponesi reduci dall'esperienza parigina. Diplomato alla Tokyo School of Fine Arts nel 1921, Maeta ottenne immediatamente i primi riconoscimenti con Flowers and Children, selezionato per la prestigiosa Imperial Art Exhibition. L'anno successivo partì per Parigi, dove rimase per circa due anni e mezzo. Nella capitale francese studiò da vicino Courbet, Ingres e Manet, osservando con lucidità l'evoluzione della pittura europea e maturando l'ambizione di elaborare un proprio linguaggio. Furono anni decisivi non solo sul piano artistico ma anche intellettuale: il confronto con il teorico marxista Kazuo Fukumoto lo portò a riflettere sul ruolo sociale dell'arte e a rivolgere il proprio sguardo verso il mondo del lavoro e delle classi popolari. La mostra mette in evidenza tre grandi nuclei della sua ricerca. Il primo è la poesia. Per Maeta dipingere significava innanzitutto cercare una dimensione poetica dell'immagine. Ancora studente annotava sul proprio taccuino che "un dipinto è una poesia" e negli anni successivi ripeté più volte che "una pittura senza poesia non ha alcun valore". Non si trattava di un semplice ideale romantico, ma della convinzione che l'opera dovesse andare oltre la rappresentazione per evocare una dimensione emotiva e spirituale. Il secondo tema è il realismo. Maeta fu tra i primi pittori giapponesi a rappresentare la società contemporanea senza retorica, come testimoniano opere quali Family of a Master Carpenter. Per lui il realismo non coincideva con la semplice fedeltà visiva, ma nasceva dall'equilibrio tra materia, volume e senso di realtà, elementi attraverso i quali il dipinto poteva restituire l'essenza del soggetto e non soltanto il suo aspetto esteriore. Infine emerge la continua ricerca della bellezza, intesa come qualcosa di mutevole e legato al proprio tempo. "La bellezza cambia. Questa è la verità", scriveva nel 1927. Durante gli ultimi mesi trascorsi a Parigi realizzò alcuni dei suoi nudi più intensi, come Woman in Black e Reclining Nude, mentre al ritorno in Giappone continuò a dipingere figure femminili che rivelano un linguaggio ormai completamente personale, sospeso tra l'eredità della tradizione europea e una nuova sensibilità giapponese. La morte prematura, avvenuta nel 1930, interruppe una carriera che sembrava destinata a ridefinire la pittura moderna del Paese. Proprio per questo la retrospettiva assume oggi il valore di una riscoperta.
Veronica Azzari - © 2026 ARTE.it per Bvlgari Hotel Tokyo