Man Ray, l'invenzione dell'immagine

Man Ray, l'invenzione dell'immagine
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Man Ray, Giant Chess Set, 1961 | Foto: Jacqueline Hyde | Courtesy © Larkin Erdmann, Switzarland

A oltre un secolo dalla nascita del Surrealismo, l'opera di Man Ray continua a sfuggire ad ogni definizione. Fotografo, pittore, cineasta, autore di oggetti e instancabile sperimentatore, l'artista americano fu una delle figure che più contribuirono a ridefinire il concetto stesso di immagine nel Novecento. La mostra ospitata da Take Ninagawa a Tokyo torna su questo aspetto, presentando una selezione di lavori che mette in luce la straordinaria libertà con cui Man Ray attraversò discipline e linguaggi, in dialogo con la contemporanea esposizione dedicata a On Kawara. Trasferitosi a Parigi negli anni Venti dopo l'esperienza dadaista a New York, Man Ray trovò nella capitale francese il terreno ideale per sviluppare una ricerca che avrebbe influenzato profondamente fotografia, arte concettuale e cultura visiva. Celebri sono le sue rayographs, immagini ottenute senza macchina fotografica, e i ritratti di artisti e intellettuali come Marcel Duchamp, Pablo Picasso e Lee Miller, nei quali la fotografia diventa uno spazio di invenzione più che di semplice registrazione della realtà. L'esposizione invita a rileggere il suo lavoro non soltanto come una sequenza di icone della modernità, ma come un continuo esercizio di sperimentazione. Ogni opera nasce dal desiderio di mettere in discussione il funzionamento dell'immagine, trasformando oggetti comuni, luce e processi fotografici in strumenti di scoperta. È proprio questa attitudine a rendere Man Ray una figura ancora oggi sorprendentemente contemporanea. Il dialogo con On Kawara, proposto dalla galleria attraverso due mostre parallele, evidenzia inoltre un legame meno evidente ma significativo: entrambi gli artisti hanno fatto dell'opera un dispositivo per registrare il tempo e l'esperienza, pur seguendo strade radicalmente diverse. Se Man Ray affidava alla sperimentazione visiva la possibilità di reinventare il reale, Kawara trasformava la quotidianità in un rigoroso sistema concettuale. Insieme, le due esposizioni raccontano due modi complementari di intendere l'arte del Novecento: uno fondato sull'immaginazione, l'altro sulla misura del tempo.
Veronica Azzari - © 2026 ARTE.it per Bvlgari Hotel Tokyo