L'universo degli shojo manga

L'universo degli shojo manga
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Shojo Manga Infinity: Moto Hagio, Ryoko Yamagishi, and Waki Yamato | © Moto Hagio/Shogakukan (Sinistra) | © Ryoko Yamagishi (Centro) | © Waki Yamato/Kodansha (Destra) | Courtesy © National Art Centre, Tokyo

Per un pubblico occidentale i manga sono spesso associati all'intrattenimento popolare. In Giappone, invece, rappresentano molto di più: sono uno dei linguaggi culturali più influenti del secondo Novecento, capaci di attraversare letteratura, cinema, moda, televisione e arti visive. All'interno di questo universo, gli shōjo manga - letteralmente "fumetti per ragazze" - occupano un posto speciale. Nati all'inizio del Novecento come pubblicazioni destinate ad un pubblico femminile adolescente, conoscono una vera rivoluzione negli anni Settanta grazie ad un gruppo di autrici che ne amplia radicalmente i temi e il linguaggio. L'amore resta centrale, ma si affiancano introspezione psicologica, identità, storia, politica e una straordinaria sperimentazione grafica. Lo shōjo manga diventa così una forma espressiva capace di influenzare intere generazioni di illustratori, designer, registi e artisti contemporanei. È in questa prospettiva che va letta Shojo Manga Infinity, la grande mostra che il National Art Center di Tokyo dedica a tre protagoniste assolute del genere: Moto Hagio, Ryoko Yamagishi e Waki Yamato. Organizzata in occasione del ventesimo anniversario del museo, l'esposizione ripercorre l'intera carriera delle tre autrici attraverso tavole originali, illustrazioni e materiali d'archivio che raccontano la nascita di un linguaggio destinato a cambiare la cultura visiva giapponese. È anche la prima grande mostra nazionale dedicata allo shōjo manga, un riconoscimento istituzionale che sancisce definitivamente il suo ingresso nel patrimonio artistico del Paese. Per un visitatore non giapponese può sorprendere trovare una mostra dedicata al fumetto nello stesso museo che, nel giro di pochi mesi, ospiterà una grande esposizione su Picasso reinterpretato attraverso lo sguardo dello stilista britannico Paul Smith e una prestigiosa rassegna proveniente dal Louvre dedicata al Rinascimento, con capolavori come la Dama con l'ermellino di Leonardo da Vinci. Eppure è proprio questa convivenza a raccontare la visione del National Art Center: un museo che considera la cultura visiva come un continuum, nel quale il fumetto, la moda, la pittura rinascimentale e l'arte moderna appartengono alla stessa storia delle immagini. Le tre artiste protagoniste della mostra hanno avuto un ruolo decisivo in questa trasformazione. Moto Hagio ha introdotto una nuova profondità psicologica nel racconto, affrontando temi allora inediti come la memoria, la fantascienza e l'identità. Ryoko Yamagishi ha aperto il manga al dialogo con la danza, la storia e il teatro, mentre Waki Yamato ha conquistato milioni di lettrici con opere capaci di coniugare rigore storico e narrazione popolare. Insieme hanno ridefinito non soltanto un genere editoriale, ma il modo stesso di raccontare emozioni, relazioni e crescita personale attraverso il disegno. Shojo Manga Infinity non è dunque una mostra nostalgica né una semplice celebrazione della cultura pop. È il riconoscimento di un fenomeno artistico che ha modificato profondamente il linguaggio dell'immagine in Giappone e che continua ancora oggi ad esercitare un'influenza ben oltre il fumetto. La scelta del National Art Center di affiancare questa esposizione ai grandi Maestri della storia dell'arte occidentale suggerisce che, nel XXI secolo, il confine tra cultura "alta" e cultura popolare è diventato sempre più permeabile. In Giappone questa distinzione è stata superata da tempo, e lo shōjo manga rappresenta uno degli esempi più significativi di questa evoluzione.
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