C’è un momento, nella fotografia di Michael Cherney, in cui il mondo sembra trattenere il respiro. Le sue immagini non cercano lo spettacolo, ma l’istante fragile in cui il paesaggio si sottrae allo sguardo e, proprio per questo, si rivela. La mostra riunisce diversi nuclei del suo lavoro, costruendo un percorso che attraversa scale e tempi differenti: dal dettaglio quasi microscopico ai vasti scenari naturali, dai reperti della storia ai territori segnati da trasformazioni profonde. Al centro della ricerca di Cherney c’è un’idea di viaggio che non coincide con la nostalgia, ma con la ricerca di ciò che permane nel flusso della storia. I luoghi che fotografa, spesso legati alla tradizione letteraria e artistica cinese, diventano spazi di interrogazione: non monumenti da celebrare, ma superfici sensibili su cui il tempo lascia tracce ambigue. La scelta di una bassa risoluzione e di texture volutamente granulose produce un linguaggio visivo in cui l’oscurità non nasconde, ma apre. L’immagine non afferra il reale, lo sfiora, lasciando allo spettatore il compito di completarla. Tra i lavori esposti emerge una grande serie dedicata al corso dello Yangtze, osservato in un momento di passaggio storico. Qui il paesaggio diventa archivio vivente: montagne, fiumi, città e industrie convivono in un equilibrio instabile, restituendo una visione silenziosa ma incisiva del cambiamento. Nel suo insieme, la mostra rivela una pratica che avvicina la fotografia alla pittura di paesaggio a inchiostro, trasformandola in uno spazio di contemplazione, memoria e immaginazione.
Nel monumentale spazio al piano inferiore della galleria, l'artista belga Hans Op de Beeck ha creato una sala dedicata al disegno con 13 grandi acquerelli, nonché una sala di proiezione in cui verrà presentato in anteprima il suo nuovo film d'animazione Vanishing Point.