Per Amir Khojasteh il paesaggio non è mai un luogo di quiete. Alberi, giardini e foreste diventano scenari attraversati da tensioni invisibili, nei quali memoria personale, trauma politico e immaginazione si fondono in immagini sospese tra fiaba e incubo. Con May the Tree No Longer Burn When I Wake, la galleria Carbon 12 di Dubai presenta il primo ciclo di opere realizzato dall'artista dopo aver lasciato l'Iran, un momento di svolta che imprime alla sua ricerca una nuova dimensione autobiografica. Nato in Iran nel 1988 e oggi residente a Gand, in Belgio, Khojasteh appartiene ad una generazione di artisti cresciuti all'ombra delle tensioni politiche del Medio Oriente. Dopo una formazione in graphic design, ha sviluppato una pittura fortemente espressiva nella quale figure deformate, creature fantastiche e paesaggi simbolici affrontano temi come la paura, il potere, la violenza e i meccanismi della dittatura. Il suo linguaggio, influenzato tanto dalla storia dell'arte quanto dalla cultura popolare e dall'esperienza personale, ricorre spesso all'umorismo nero e all'allegoria per trasformare la cronaca in immaginazione. Se le precedenti esposizioni erano dominate da volti grotteschi e figure ibride, in questa nuova serie la natura assume un ruolo centrale. Alberi, rami e giardini non sono semplici elementi del paesaggio, ma metafore di appartenenza, sradicamento e rinascita. Il titolo stesso, May the Tree No Longer Burn When I Wake, suggerisce il desiderio che l'incendio - reale o simbolico - appartenga finalmente al passato, pur lasciando aperta la domanda su ciò che resta dopo la fuga e la perdita. La pittura di Khojasteh mantiene la sua energia gestuale e la forza espressiva che caratterizzano tutta la sua produzione, ma si apre a composizioni più ampie e contemplative. I paesaggi, attraversati da colori intensi e da presenze enigmatiche, sembrano oscillare continuamente tra sogno e memoria, evitando qualsiasi lettura puramente documentaria. Più che raccontare un luogo preciso, evocano uno stato mentale nel quale la natura diventa lo spazio in cui elaborare il trauma dell'esilio. La mostra conferma Amir Khojasteh come una delle voci più interessanti della giovane pittura contemporanea mediorientale. Senza rinunciare al riferimento alla situazione politica iraniana, l'artista amplia il proprio sguardo trasformando l'esperienza individuale dello sradicamento in una riflessione universale sulla fragilità, sulla memoria e sulla possibilità di ricominciare.
L'artista saudita Sultan Bin Fahad ripercorre le connessioni tra il jazz e il mondo arabo. Tra dipinti, tessuti e materiali d'archivio, Blue Note racconta la musica come luogo di memoria, identità e scambio culturale.
Attrice affermata e nuova protagonista della scena pop araba, Marilyne Naaman arriva alla Dubai Opera con un concerto che segue il suo percorso tra televisione e musica. Un'occasione per scoprire una delle voci emergenti più interessanti del Medio Oriente.
Arte, natura e partecipazione si incontrano a Down to Earth 2026, il festival del Jameel Arts Centre dedicato alla sostenibilità. Due giorni di workshop, installazioni e attività all'aperto per immaginare un nuovo rapporto tra città, ambiente e comunità.
The art of hospitality is a thread running through every experience at the Bvlgari Resort Dubai. Relaxing, thoughtful, and elevated, the new exclusive Bvlgari offers are crafted as refined multifaceted escapes capturing all the best of the Resort. A beautiful way to reconnect or immerse oneself in the distinctive charms of Dubai while experiencing unparalleled Italian hospitality in the heart of the UAE.