Khojasteh, un nuovo inizio

Khojasteh, un nuovo inizio
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Amir Khojasteh, Garden Landscape #2, 2026 | Courtesy © Amir Khojasteh

Per Amir Khojasteh il paesaggio non è mai un luogo di quiete. Alberi, giardini e foreste diventano scenari attraversati da tensioni invisibili, nei quali memoria personale, trauma politico e immaginazione si fondono in immagini sospese tra fiaba e incubo. Con May the Tree No Longer Burn When I Wake, la galleria Carbon 12 di Dubai presenta il primo ciclo di opere realizzato dall'artista dopo aver lasciato l'Iran, un momento di svolta che imprime alla sua ricerca una nuova dimensione autobiografica. Nato in Iran nel 1988 e oggi residente a Gand, in Belgio, Khojasteh appartiene ad una generazione di artisti cresciuti all'ombra delle tensioni politiche del Medio Oriente. Dopo una formazione in graphic design, ha sviluppato una pittura fortemente espressiva nella quale figure deformate, creature fantastiche e paesaggi simbolici affrontano temi come la paura, il potere, la violenza e i meccanismi della dittatura. Il suo linguaggio, influenzato tanto dalla storia dell'arte quanto dalla cultura popolare e dall'esperienza personale, ricorre spesso all'umorismo nero e all'allegoria per trasformare la cronaca in immaginazione. Se le precedenti esposizioni erano dominate da volti grotteschi e figure ibride, in questa nuova serie la natura assume un ruolo centrale. Alberi, rami e giardini non sono semplici elementi del paesaggio, ma metafore di appartenenza, sradicamento e rinascita. Il titolo stesso, May the Tree No Longer Burn When I Wake, suggerisce il desiderio che l'incendio - reale o simbolico - appartenga finalmente al passato, pur lasciando aperta la domanda su ciò che resta dopo la fuga e la perdita. La pittura di Khojasteh mantiene la sua energia gestuale e la forza espressiva che caratterizzano tutta la sua produzione, ma si apre a composizioni più ampie e contemplative. I paesaggi, attraversati da colori intensi e da presenze enigmatiche, sembrano oscillare continuamente tra sogno e memoria, evitando qualsiasi lettura puramente documentaria. Più che raccontare un luogo preciso, evocano uno stato mentale nel quale la natura diventa lo spazio in cui elaborare il trauma dell'esilio. La mostra conferma Amir Khojasteh come una delle voci più interessanti della giovane pittura contemporanea mediorientale. Senza rinunciare al riferimento alla situazione politica iraniana, l'artista amplia il proprio sguardo trasformando l'esperienza individuale dello sradicamento in una riflessione universale sulla fragilità, sulla memoria e sulla possibilità di ricominciare.
Veronica Azzari - © 2026 ARTE.it per Bvlgari Resort Dubai