Due secoli dopo il debutto romano del 1816, Il barbiere di Siviglia continua a funzionare come un meccanismo teatrale quasi perfetto. Travestimenti, equivoci, lettere nascoste, finestre, scale e intrusioni si susseguono con una velocità che sembra anticipare il ritmo della commedia cinematografica moderna. Nella nuova ripresa all’Opéra Bastille, la regia di Damiano Michieletto accentua proprio questa dimensione dinamica e urbana dell’opera di Rossini. Michieletto abbandona ogni immagine decorativa o folkloristica della Siviglia settecentesca per costruire invece uno spazio quotidiano, vivace e continuamente attraversato dai personaggi. La scena si muove come una macchina collettiva dove porte, balconi, corridoi e appartamenti diventano parte integrante del ritmo musicale. La comicità non nasce soltanto dal libretto di Cesare Sterbini o dalle invenzioni vocali di Rossini, ma dalla circolazione incessante dei corpi nello spazio scenico. Al centro rimane naturalmente Figaro, il “factotum” capace di attraversare tutti i livelli della città e di manipolare gli eventi con velocità quasi contemporanea. Attorno a lui si sviluppa il celebre intreccio tra il Conte d’Almaviva, Rosina e Don Bartolo, costruito da Rossini come una successione continua di accelerazioni musicali, ensemble e improvvise sospensioni comiche. La produzione dell’Opéra national de Paris insiste molto sulla fisicità degli interpreti e sul rapporto diretto con il pubblico. L’energia teatrale attraversa l’intera opera, dai grandi concertati fino alle arie più celebri come Largo al factotum o Una voce poco fa, trasformate meno in momenti virtuosistici isolati che in parti organiche di una commedia corale in continuo movimento. A dirigere l’orchestra nelle diverse recite saranno Jader Bignamini e François López-Ferrer, mentre il cast riunisce interpreti rossiniani come Lea Desandre, Nicola Alaimo e Huw Montague Rendall nelle diverse date previste all’Opéra Bastille. Negli ultimi anni Michieletto ha costruito molte delle sue regie operistiche lavorando sulla trasformazione dello spazio teatrale in ambiente sociale contemporaneo. Anche in questo Barbiere, la commedia di Beaumarchais e la partitura di Rossini sembrano perdere la distanza storica per avvicinarsi ad un mondo dominato dalla velocità, dall’intrusione continua e dalla sovraesposizione dei rapporti umani.
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