L’ambizione della pittura è una grande mostra organizzata in collaborazione con la Barnes Foundation di Filadelfia che intende restituire complessità alla figura di Henri Rousseau, troppo spesso ridotta a quella del “doganiere” autodidatta, mettendo in luce la consapevolezza del suo linguaggio e la volontà di inserirsi pienamente nel sistema dell’arte moderna. Con circa cinquanta opere provenienti da musei internazionali e dalla Barnes Foundation, il percorso segue un filo tematico che attraversa paesaggi esotici, ritratti simbolici e scene urbane. Accanto ai celebri dipinti di giungle e animali, la mostra indaga anche la costruzione pubblica dell’artista, dai suoi autoritratti alle relazioni con mercanti e collezionisti come Paul Guillaume e Albert C. Barnes. L’analisi dei materiali pittorici e delle tecniche, condotta dal Centre de recherche et de restauration des musées de France, rivela un approccio sorprendentemente sofisticato e deliberato. L’allestimento sottolinea come Rousseau, privo di formazione accademica, abbia saputo costruire una visione pittorica originale, in equilibrio tra ingenuità apparente e calcolo formale. Le sue composizioni, sospese tra sogno e realtà, mostrano un linguaggio personale che anticipa alcune ricerche del modernismo europeo. L’“ambizione” evocata dal titolo non è solo quella del successo artistico, ma quella di ridefinire il ruolo della pittura come strumento di immaginazione e di libertà. Attraverso questa rilettura, il Musée de l’Orangerie invita a considerare Henri Rousseau non come un outsider, ma come un protagonista della modernità, capace di unire rigore e fantasia in una poetica che continua ad interrogare la pittura stessa.
Inventore del mobile, Alexander Calder ha trasformato la scultura in un sistema di forze in equilibrio, sospeso tra leggerezza e rigore. La grande mostra parigina ripercorre l’intera traiettoria dell’artista, mettendo al centro il rapporto tra movimento, spazio e percezione. Un affondo su una ricerca che ha ridefinito l’idea stessa di forma scultorea nel Novecento.
La prima grande retrospettiva a Parigi dedicata a Henry Taylor. Circa cento opere raccontano la pittura dell’artista americano, costruita intorno al ritratto e alla rappresentazione della vita quotidiana, tra memoria personale, storia afroamericana e dialogo con la tradizione moderna.
All’Opéra Bastille torna in scena Ercole amante, opera composta nel 1707 dalla veneziana Antonia Bembo. La produzione riporta l’attenzione su una figura singolare del Barocco europeo, compositrice e cantante che trovò alla corte di Luigi XIV lo spazio per sviluppare la propria arte.
La retrospettiva al Musée d’Art Moderne de Paris ricompone il percorso di Lee Miller tra avanguardia surrealista e fotografia di guerra. Dalla sperimentazione degli anni Trenta al reportage sul fronte europeo, emerge uno sguardo lucido e radicale. Un lavoro che unisce esperienza personale e testimonianza storica.