L’ambizione della pittura è una grande mostra organizzata in collaborazione con la Barnes Foundation di Filadelfia che intende restituire complessità alla figura di Henri Rousseau, troppo spesso ridotta a quella del “doganiere” autodidatta, mettendo in luce la consapevolezza del suo linguaggio e la volontà di inserirsi pienamente nel sistema dell’arte moderna. Con circa cinquanta opere provenienti da musei internazionali e dalla Barnes Foundation, il percorso segue un filo tematico che attraversa paesaggi esotici, ritratti simbolici e scene urbane. Accanto ai celebri dipinti di giungle e animali, la mostra indaga anche la costruzione pubblica dell’artista, dai suoi autoritratti alle relazioni con mercanti e collezionisti come Paul Guillaume e Albert C. Barnes. L’analisi dei materiali pittorici e delle tecniche, condotta dal Centre de recherche et de restauration des musées de France, rivela un approccio sorprendentemente sofisticato e deliberato. L’allestimento sottolinea come Rousseau, privo di formazione accademica, abbia saputo costruire una visione pittorica originale, in equilibrio tra ingenuità apparente e calcolo formale. Le sue composizioni, sospese tra sogno e realtà, mostrano un linguaggio personale che anticipa alcune ricerche del modernismo europeo. L’“ambizione” evocata dal titolo non è solo quella del successo artistico, ma quella di ridefinire il ruolo della pittura come strumento di immaginazione e di libertà. Attraverso questa rilettura, il Musée de l’Orangerie invita a considerare Henri Rousseau non come un outsider, ma come un protagonista della modernità, capace di unire rigore e fantasia in una poetica che continua ad interrogare la pittura stessa.
Il "minimalismo" ciclopico della Pinault Collection
Una mostra monumentale sull’arte del minimo: il paradosso è servito. Alla Bourse de Commerce, più di cento opere celebrano l’essenzialità a colpi di installazioni gigantesche.
L’opera di John Adams torna a Parigi dal 24 febbraio al 20 marzo 2026. Con la regia di Valentina Carrasco, Nixon in China intreccia cronaca politica e linguaggio musicale minimalista per raccontare l’incontro tra Stati Uniti e Cina nel 1972.
Una mostra che è un viaggio tra disegni e fanzine che raccontano l’America punk e disillusa. Con il suo segno caustico e ironico, Pettibon smonta miti e icone culturali, trasformando l’arte in pamphlet visivo.
Alla Jeu de Paume, una grande mostra ripercorre la storia delle emozioni attraverso la fotografia. Dal XIX secolo a oggi, un viaggio nel lato invisibile e sensibile dell’immagine.