Programma: Mar / Mer / Gio / Dom 10 - 18 | Ven / Sab 10 - 20 | Lun chiuso
Luogo: Petit Palais
Indirizzo: Avenue Winston Churchill
Al Petit Palais di Parigi, la mostra Visionaries affida a Prune Nourry un compito insolito: non presentare semplicemente una nuova serie di opere, ma riportare alla luce una costellazione di scultrici quasi dimenticate dalla storia dell'arte. L'artista francese ha trasformato il museo in uno spazio di dialogo tra passato e presente, costruendo un percorso che intreccia ricerca storica e creazione contemporanea. Per oltre un anno tre storiche dell'arte hanno ricostruito le vicende di diciotto scultrici attive tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, raccogliendone fotografie, scritti e documenti. Da questo lavoro sono nati diciotto nuovi ritratti scolpiti da Prune Nourry, dedicati a figure come Käthe Kollwitz, Hélène Bertaux, Nancy Elizabeth Prophet, Jane Poupelet, Selma Burke e persino Sarah Bernhardt, ricordata qui non come attrice ma per la sua attività di scultrice. Il risultato non è una galleria di celebrazioni, ma un tentativo di restituire un volto ad artiste che, pur avendo aperto la strada alle generazioni successive, sono rimaste ai margini del racconto ufficiale. L'intervento si estende ben oltre le sale espositive. Le nuove opere dialogano con le collezioni permanenti del Petit Palais, occupano il giardino e il piazzale d'ingresso, dove accoglie i visitatori Mothership, una figura sospesa tra il corpo di una donna incinta e lo scafo arrugginito di una nave. Anche una ventina di lavori precedenti dell'artista, provenienti dalle serie Holy Daughters e Venus, entrano nel percorso, creando un confronto tra la sua ricerca e quella delle scultrici del passato. Uno degli elementi più originali della mostra è una sorta di caccia al tesoro visiva: piccoli occhi in marmo bianco con pupille nere, inseriti sia nei busti realizzati da Nourry sia sui piedistalli di alcune sculture storiche del museo. Il visitatore è invitato ad individuarli lungo il percorso, seguendo un filo che attraversa secoli di storia e mette in relazione opere appartenenti ad epoche diverse. Anche la scelta del gesso come materiale principale non è casuale: quasi il settanta per cento delle sculture del Petit Palais è costituito da calchi d'atelier, spesso sopravvissuti mentre le corrispondenti fusioni in bronzo sono andate perdute. La mostra prende spunto anche da un dato che riguarda direttamente la collezione del museo. Le figure femminili sono ovunque come soggetti, allegorie o modelle, ma le artiste sono quasi assenti: solo il quattro per cento delle opere è stato realizzato da donne e appena quattro scultrici sono rappresentate nelle raccolte permanenti. Visionaries parte da questa constatazione per riflettere su come la memoria artistica venga costruita e su quali storie, nel tempo, siano rimaste fuori campo.
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