Mariko Mori, futuro presente

Mariko Mori, futuro presente
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Mariko Mori, Wave UFO, 1999-2002, Kunsthaus Bregenz, 2003 | Courtesy © Mariko Mori | Foto: Richard Learoyd

Negli anni Novanta Mariko Mori appariva spesso nelle proprie opere come una figura proveniente da un tempo indefinito. A volte androide, a volte sacerdotessa futuristica, altre ancora creatura sospesa tra anime, manga e cosmologia digitale. In un momento in cui gran parte dell’arte contemporanea guardava al realismo sociale o alla critica politica, Mori costruiva invece ambienti attraversati da spiritualità, fantascienza e immaginazione tecnologica. La grande retrospettiva organizzata dal Mori Art Museum ripercorre oltre tre decenni di lavoro dell’artista giapponese, riunendo fotografie, video, sculture e installazioni immersive che hanno contribuito a definire una delle pratiche più riconoscibili dell’arte asiatica contemporanea. Nata a Tokyo nel 1967, Mori emerse sulla scena internazionale negli anni Novanta con opere che mescolavano estetica cyberpunk, cultura pop giapponese e riferimenti religiosi orientali. In lavori come Play with Me o Tea Ceremony, l’artista utilizzava il proprio corpo all’interno di ambienti urbani contemporanei, trasformandosi in una presenza aliena immersa nella società giapponese ipertecnologica del periodo post-bolla economica. La mostra segue l’evoluzione di questa ricerca fino alle installazioni monumentali degli anni Duemila e ai progetti recenti legati alla cosmologia, alla meditazione e alla relazione tra uomo e universo. Opere come Wave UFO, grande ambiente interattivo basato sull’attività cerebrale dei visitatori, o Tom Na H-iu, installazione collocata in Islanda e ispirata a geometrie cosmiche e siti rituali antichi, mostrano il progressivo spostamento dell’artista verso una dimensione sempre più spirituale e immersiva. Una parte importante del percorso riguarda anche il rapporto di Mori con la tecnologia. Nei suoi lavori dispositivi digitali, realtà virtuale, suono e luce non vengono utilizzati come strumenti puramente spettacolari, ma come mezzi per produrre esperienze percettive vicine alla contemplazione o alla meditazione collettiva. L’artista ha spesso descritto il proprio lavoro come un tentativo di riconnettere tecnologia e coscienza spirituale, superando la tradizionale opposizione tra progresso scientifico e trascendenza. Negli ultimi anni il lavoro di Mariko Mori è stato riletto anche alla luce delle trasformazioni contemporanee legate all’intelligenza artificiale, alla realtà virtuale e alla crescente fusione tra corpo umano e sistemi digitali. Molte opere realizzate tra gli anni Novanta e Duemila appaiono oggi sorprendentemente vicine alle estetiche e alle domande del presente: identità virtuale, avatar, coscienza artificiale e costruzione digitale del sé.
Veronica Azzari - © 2026 ARTE.it per Bvlgari Hotel Tokyo