Le biblioteche impossibili della Corea

Le biblioteche impossibili della Corea
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Vaso con decorazione in tessuto annodato, Cina, Dinastia Qing (1644-1911), Regno e marchio Qianlong (1736-1795), Porcellana con decorazione in smalto famille rose, 20.6 × 10 cm | © Grand Palais Rmn / Musée Guimet, Parigi / Thierry Ollivier

Una biblioteca che non esiste eppure sembra reale. Libri impilati, porcellane, bronzi, strumenti per la scrittura, fiori, frutti e oggetti preziosi appaiono disposti su scaffali impossibili, costruendo un sofisticato gioco di illusioni ottiche. È da queste sorprendenti immagini che prende avvio Le savoir en trompe-l'œil. Corée, XVIIIe-XXe siècle, la mostra che il Musée Guimet di Parigi dedica ad uno dei capitoli meno conosciuti della pittura coreana. L'esposizione porta il pubblico alla scoperta del chaekgeori, il genere pittorico nato alla fine del XVIII secolo durante la Dinastia Joseon, in cui biblioteche immaginarie e oggetti del sapere diventano protagonisti di grandi paraventi dipinti. Ben più di un raffinato esercizio prospettico, queste opere raccontano il valore attribuito alla conoscenza, allo studio e alla curiosità intellettuale in una Corea profondamente inserita negli scambi culturali dell'Asia orientale. La storia del chaekgeori ha origine alla corte del re Jeongjo (1776-1800), sovrano illuminato che fece della cultura uno strumento di governo. Desideroso di circondarsi simbolicamente dei propri libri anche quando non erano fisicamente presenti, commissionò ai pittori dell'Accademia reale immagini di biblioteche in trompe-l'œil destinate ai suoi ambienti di studio e perfino collocate alle spalle del trono. Nacque così un linguaggio pittorico destinato ad esercitare un'influenza duratura sull'arte coreana. La mostra ricostruisce le origini di questa tradizione mettendo in evidenza il ruolo decisivo delle missioni diplomatiche coreane alla corte imperiale di Pechino. Attraverso questi viaggi gli emissari del regno di Joseon entrarono in contatto sia con le raccolte di oggetti preziosi cinesi sia con le tecniche prospettiche introdotte dai missionari gesuiti europei alla corte Qing. Dall'incontro tra cultura visiva cinese e illusionismo occidentale nacque un linguaggio originale, reinterpretato con straordinaria libertà dagli artisti coreani. Con il passare del tempo il chaekgeori uscì dai palazzi reali per diffondersi nelle dimore aristocratiche e nelle abitazioni private. I libri, inizialmente simbolo di sapere, iniziarono ad affiancarsi a porcellane, bronzi arcaizzanti, ventagli, strumenti di scrittura e oggetti provenienti dalla Cina, dal Giappone e perfino dall'Occidente. Queste composizioni non rappresentavano collezioni realmente esistenti, ma piuttosto un universo ideale, una sorta di biblioteca dei desideri che evocava tutto ciò che un uomo colto aspirava a possedere. Nel corso dell'Ottocento il genere si trasforma progressivamente. La prospettiva si fa più libera, gli equilibri geometrici si spezzano, gli oggetti sembrano sfidare le leggi della gravità e fanno la loro comparsa animali fantastici e forme sempre più visionarie. Il trompe-l'œil perde progressivamente la funzione di imitare la realtà per entrare in una dimensione quasi onirica, sorprendentemente vicina, per sensibilità, ad alcune esperienze del Surrealismo, del Fauvismo e dell'arte moderna europea. Per la prima volta il Musée Guimet dedica una mostra a questo straordinario capitolo della pittura coreana, superando la lettura puramente decorativa che per lungo tempo ne ha limitato la comprensione. Il percorso riunisce opere provenienti dalle collezioni del museo, dal Museo Nazionale della Corea, dal Louvre e dall'Asian Civilisations Museum di Singapore, mettendo in dialogo dipinti, paraventi e oggetti che testimoniano la complessità degli scambi artistici tra Corea, Cina ed Europa. Tra i capolavori esposti figura anche un eccezionale rotolo dipinto del XVIII secolo, lungo oltre cinque metri, presentato al pubblico per la prima volta.
Veronica Azzari - © 2026 ARTE.it per Bvlgari Hotel Paris