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Kandinsky, dare forma all’invisibile
#Exhibitions
Vassily Kandinsky, Gelb-Rot-Blau (Jaune-rouge-bleu), 1925, Olio su tela, Donazione di Nina Kandinsky, 1976, Centre Pompidou, Parigi, Musée national d’art moderne – Centre de création industrielle

Ci sono mostre che raccontano un artista e altre che permettono di assistere ad una rivoluzione. Palazzo Bonaparte riporta a Roma, dopo oltre venticinque anni, Vassily Kandinsky, l’uomo che liberò colori e forme dalla necessità di rappresentare la realtà.
Oltre settanta opere, in gran parte provenienti dal Centre Pompidou, ripercorrono in cinque sezioni il suo viaggio dagli esordi figurativi al Blaue Reiter, dalla Bauhaus agli anni parigini. Un nucleo eccezionale appartiene al lascito di Nina Kandinsky, seconda moglie dell’artista e custode della sua eredità dopo la morte nel 1944, che nel 1976 donò al museo parigino un’importante parte delle opere conservate dalla coppia. Tra i vertici della mostra spiccano L’Arco nero (1912), testimonianza della conquista dell’astrazione, e Gelb-Rot-Blau (1925), dove linee, cerchi e colori sembrano comporre una partitura musicale. Kandinsky cercava proprio questo: una pittura capace di emozionare come la musica, senza bisogno di rappresentare il mondo.
Acquerelli, incisioni, fotografie, lettere e oggetti personali ne raccontano anche la vita, mentre un focus riscopre Gabriele Münter, artista e protagonista con Kandinsky della stagione del Blaue Reiter. Un percorso raro per osservare, passo dopo passo, il momento in cui la pittura cominciò a dare forma all’invisibile.
Viola Canova - © 2026 ARTE.it per Bvlgari Hotel Roma