Mari Katayama, oltre il corpo

Mari Katayama, oltre il corpo
#Exhibitions
Mari Katayama, tree of life #001, 2024 | Courtesy © Mari Katayama / Galerie Suzanne Tarasieve, Paris / Yutaka Kikutake Gallery, Tokyo

Per Katayama Mari il corpo non è mai un limite, ma il punto da cui ripensare il modo in cui guardiamo il mondo. Nata nel 1987 e artista tra le più riconosciute della scena contemporanea giapponese, ha costruito una ricerca che intreccia fotografia, ricamo, scultura e installazione per mettere in discussione le convenzioni attraverso cui la società definisce normalità, identità e bellezza. La sua pratica prende spesso avvio dalla propria esperienza personale, ma evita ogni dimensione confessionale: il corpo diventa uno strumento per interrogare temi universali come la fragilità, la libertà e il rapporto tra natura e artificio. Il Mori Art Museum di Tokyo le dedica la prima mostra personale come vincitrice del Mori Art Award, il nuovo riconoscimento biennale istituito dalla Mori Contemporary Art Foundation per sostenere gli artisti che stanno contribuendo a ridefinire il panorama dell'arte contemporanea giapponese. Il premio, assegnato da una giuria internazionale, non rappresenta soltanto un riconoscimento alla carriera, ma individua figure destinate ad avere un ruolo crescente sulla scena globale. Al centro dell'esposizione si trova tree of life, il ciclo di opere iniziato nel 2024 e già entrato nelle collezioni del Victoria and Albert Museum di Londra. Più che una semplice serie fotografica, si tratta di un'installazione nella quale immagini, oggetti cuciti a mano e spazio espositivo costruiscono un ambiente immersivo. La fotografia, rigorosamente analogica e stampata a mano, dialoga con elementi tessili e manufatti realizzati dall'artista, cancellando i confini tra immagine e scultura, tra documento e costruzione simbolica. Il ricamo e il cucito non rappresentano un semplice recupero di tecniche artigianali, ma diventano il linguaggio attraverso cui Katayama ridefinisce il corpo. Protesi, tessuti, oggetti cuciti e autoritratti convivono nella stessa opera, suggerendo che l'identità non sia mai qualcosa di fisso, bensì una costruzione continua fatta di relazioni, esperienze e trasformazioni. Ogni lavoro sembra espandere il corpo oltre i suoi confini anatomici, facendone il punto d'incontro tra dimensione individuale e strutture sociali. Questa riflessione attraversa tutta la sua carriera. Nel 2011 Katayama ha dato vita all'High Heel Project, indossando scarpe con il tacco progettate appositamente per le sue protesi come gesto di affermazione della libertà di scelta. Parallelamente ha sviluppato un'attività che comprende performance, musica, moda e interventi pubblici, confermando una pratica artistica che rifiuta ogni classificazione disciplinare. Anche per questo le sue opere sono state presentate alla Biennale di Venezia, alla Tate Modern, alla Maison Européenne de la Photographie di Parigi e, più recentemente, al Victoria and Albert Museum.
Veronica Azzari - © 2026 ARTE.it per Bvlgari Hotel Tokyo