Tre artiste e la pittura come esperienza percettiva

Tre artiste e la pittura come esperienza percettiva
#Exhibitions

Ci sono immagini che non si offrono subito allo sguardo, ma chiedono di essere avvicinate con cautela, come se stessero ancora prendendo forma. La mostra dedicata a Li Manjin, Meng Yangyang e Misha nasce proprio in questo spazio fragile, dove la pittura non rappresenta il mondo ma ne intercetta l’emergere, prima che diventi riconoscibile. Le tre artiste condividono un’idea di immagine come processo, non come risultato. Nei lavori di Li Manjin, il dipinto è un campo di forze instabili: il gesto si ripete, si trascina, si vela. Linee e campiture di colore non costruiscono figure definite, ma registrano micro-spostamenti della coscienza. La tela diventa un luogo di ricerca, dove il pensiero lascia tracce visibili senza mai chiudersi in una forma conclusa.
Meng Yangyang lavora invece sulle condizioni stesse del vedere. Le sue figure sembrano sul punto di apparire, ma restano sospese: corpi ridotti a indizi, contorni che si dissolvono, spazi vuoti che interrompono la lettura. Lo sguardo è costretto a rallentare, a muoversi tra frammenti e pause, più attento al modo in cui l’immagine affiora che a ciò che rappresenta. Nei dipinti di Misha, infine, il colore diventa memoria incarnata. Stratificato, vibrante, carico di variazioni luminose, non descrive luoghi ma stati interiori. Ogni tonalità sembra trattenere un’esperienza, restituendola come sensazione fisica, quasi termica. Pur con linguaggi diversi, le opere convergono in una stessa tensione: l’immagine non come certezza, ma come apertura. È in questa fessura percettiva che la mostra invita il pubblico a sostare, lasciando che vedere diventi un atto di ascolto.
Viola Canova - © 2026 ARTE.it per Bvlgari Hotel Beijing