L'arte palestinese tra memoria, esilio e appartenenza

L'arte palestinese tra memoria, esilio e appartenenza
#Exhibitions
Samia Halaby, Evening in the Desert, 2019 | Courtesy © Samia Halabyt, Zawyeh Gallery, Dubai

Nelle opere riunite in Elusive Territories la Palestina appare raramente come immagine diretta o paesaggio riconoscibile. Emergere significa spesso frammentarsi: colori astratti, geometrie sospese, superfici interrotte e tracce incomplete sostituiscono la rappresentazione esplicita del territorio. È all’interno di questa distanza che l'esposizione costruisce il proprio discorso su memoria, esilio e appartenenza. La mostra nasce in un momento segnato da conflitti e spostamenti forzati che attraversano l’intera regione. Le opere affrontano così il rapporto tra perdita e continuità, cercando immagini capaci di raccontare una condizione diasporica senza ridurla a semplice documento politico. L’astrazione diventa uno strumento per ricostruire frammenti di memoria, mentre il paesaggio si trasforma in qualcosa di mentale, mobile e continuamente ridefinito. In molte opere la casa e il territorio compaiono come assenze più che come presenze. Alcuni artisti immaginano una Palestina libera e futura, altri descrivono invece spazi naturali progressivamente ridotti dalla crescita di strutture militari e coloniali. La collettiva, ospitata alla Zawyeh Gallery, riunisce quindici artisti palestinesi appartenenti a generazioni e percorsi differenti. Tra i partecipanti figurano Nabil Anani, Samia Halaby, Sliman Mansour, Khaled Hourani e Vera Tamari, insieme ad artisti più giovani come Yazan Abu Salameh e Ruba Salameh. Attraverso linguaggi diversi, il percorso mette in relazione esperienze personali e narrazioni collettive, mostrando come la memoria possa funzionare contemporaneamente come rifugio e come ferita aperta.
Veronica Azzari - © 2026 ARTE.it per Bvlgari Resort Dubai