Chaplin danza Luci della città

Chaplin danza Luci della città
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Dal cinema muto al balletto: City Lights di Charlie Chaplin arriva per la prima volta sulle scene in una versione coreografica. Dal 23 ottobre al 1° novembre 2026 il New National Theatre Tokyo presenta la prima mondiale della nuova produzione commissionata al coreografo britannico Alastair Marriott e interpretata dal National Ballet of Japan. Dieci rappresentazioni inaugurano la stagione 2026/2027 della compagnia. Uscito nel 1931, City Lights - Luci della città in italiano - è uno dei film più celebri di Chaplin, che ne fu regista, sceneggiatore, produttore e protagonista. Al centro della storia è Charlot, il vagabondo che si innamora di una giovane fioraia cieca. La ragazza lo crede un uomo ricco e lui cerca di procurarsi il denaro necessario per un'operazione che potrebbe restituirle la vista. Attorno alla loro relazione Chaplin costruisce una successione di episodi comici e drammatici che culmina nel celebre incontro finale. Il film fu realizzato quando il cinema sonoro si era già imposto a Hollywood, ma Chaplin decise di conservare la struttura del muto, rinunciando ai dialoghi registrati. City Lights segnò però una novità nella sua carriera: fu il primo film per il quale compose una partitura originale, accompagnata da effetti sonori. Proprio quella musica costituisce il punto di partenza del nuovo balletto, con un adattamento per orchestra realizzato da Timothy Brock, direttore e compositore specializzato nel restauro e nell'esecuzione delle musiche cinematografiche di Chaplin. La partitura comprende anche La Violetera di José Padilla. La coreografia è affidata ad Alastair Marriott, già principal dancer del Royal Ballet e autore di numerosi lavori per la compagnia londinese. Marriott conosce anche il National Ballet of Japan, per il quale ha curato la revisione coreografica della Giselle diretta da Miyako Yoshida. In City Lights lavora con Dick Bird, responsabile di scene e costumi, ed Ellen Ruge per le luci. Il passaggio dal film alla danza parte da una caratteristica comune ai due linguaggi: la possibilità di costruire personaggi e relazioni senza ricorrere alla parola. I gesti, le espressioni e il movimento con cui Chaplin definiva Charlot trovano nel balletto un diverso sistema narrativo, mentre la musica composta per accompagnare le immagini diventa una partitura eseguita dal vivo dalla Tokyo Philharmonic Orchestra. Nei ruoli del Vagabondo e della fioraia si alterneranno diverse coppie di interpreti del National Ballet of Japan. La prima del 23 ottobre vedrà Kosuke Okumura nel ruolo di Charlot e Yui Yonezawa in quello della giovane fioraia.
Paolo Mastazza - © 2026 ARTE.it per Bvlgari Hotel Tokyo