Duet, sei voci per due Paesi

Duet, sei voci per due Paesi
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Luo Yang, San 2, 2026 | Courtesy © Luo Yang

Due voci diverse che si rispondono fino a formare un'unica melodia. È l'immagine scelta dal Tokyo Photographic Art Museum per Duet: Asian Contemporary, la mostra aperta fino al 17 gennaio 2027 al secondo piano del museo di Ebisu, che mette a confronto sei artisti cinesi e giapponesi attivi tra fotografia e video. È il secondo capitolo di una serie inaugurata nel 2018 con una mostra dedicata all'amore, e nasce dalla collaborazione con Teng Qingyun, direttrice esecutiva del Three Shadows Photography Art Centre di Xiamen. Fondato a Pechino nel 2007 dal duo di fotografi RongRong & inri, il centro è diventato uno dei principali poli della fotografia in Cina e dal 2015 ha una seconda sede nella città del Fujian. Il curatore per il museo di Tokyo è Takahiro Ito. I lavori in mostra affrontano memoria, territorio, identità e la natura stessa dell'immagine. Toshiya Murakoshi, nato nel 1980 a Sukagawa, fotografa dal 2006 la sua terra, la prefettura di Fukushima, e dopo il 2011 ne ha percorso i paesaggi per coglierne i cambiamenti e le contraddizioni, in bianco e nero. Wang Tuo, nato nel 1984 nella provincia di Jilin, presenta un capitolo di The Northeast Tetralogy, ciclo di video che intreccia eventi storici, fatti di cronaca e leggende popolari per far emergere le fratture della storia moderna della Cina nordorientale. Sui Taca, anch'egli del 1984, espone Odes, viaggio fotografico nelle pianure del Fiume Giallo cantate nel Classico delle Odi, la più antica raccolta di poesia cinese, serie oggi presente anche nelle collezioni del Metropolitan Museum. Luo Yang, nata nel Liaoning, è nota a livello internazionale per Girls, ritratto a lungo termine su pellicola delle donne della sua generazione, a cui ha affiancato Youth, dedicata ai giovani cinesi nati tra la fine degli anni Novanta e i Duemila. Jiang Pengyi, nato nel 1977 nello Hunan, lavora sulla materialità della fotografia: in Dark Addiction registra direttamente sulla pellicola, senza macchina fotografica, le scie luminose lasciate dalle lucciole. Chiude fumiko imano, nata nel 1974 in Giappone, cresciuta in parte a Rio de Janeiro e formatasi a Londra, che da anni costruisce autoritratti in forma di fotomontaggio in cui compare accanto ad un'immaginaria sorella gemella.
Veronica Azzari - © 2026 ARTE.it per Bvlgari Hotel Tokyo