La città dei due nomi

La città dei due nomi
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Gentile Bellini, Ritratto del sultano Mehmet II, 1480 | Courtesy © The National Gallery, London

Ci sono città che cambiano nome senza perdere il proprio peso nella storia. Costantinopoli, diventata Istanbul, è una di queste. Per quasi millesettecento anni è stata il centro politico, religioso e culturale di mondi diversi mantenendo una continuità che pochi altri luoghi possono rivendicare. Dal 7 novembre 2026 il Victoria and Albert Museum di Londra dedica a questa vicenda una grande mostra, Constantinople to Istanbul: One City, Two Empires, la prima nel Regno Unito a raccontare in modo unitario la storia della città attraverso l'età bizantina e quella ottomana. L'idea alla base dell'esposizione è semplice ma insolita. La produzione artistica di Bisanzio e quella dell'Impero ottomano vengono generalmente presentate come capitoli distinti, separati dalla conquista del 1453. Il V&A sceglie invece di osservare la lunga durata della città, seguendo le trasformazioni del potere, delle forme artistiche e della vita quotidiana dal 330 d.C., anno della rifondazione voluta da Costantino, fino al 1922, quando si conclude la storia dell'Impero ottomano. Più di duecento opere provenienti dalle collezioni del museo londinese e da importanti istituzioni internazionali accompagneranno il visitatore in questo viaggio. Tra i prestatori figurano il Museo di Arte Turca e Islamica di Istanbul, il Museo Sadberk Hanım, il Benaki Museum di Atene, il Tesoro di San Marco a Venezia, il British Museum e la British Library. Molti degli oggetti esposti saranno visibili nel Regno Unito per la prima volta. Il percorso si apre con la nascita della nuova capitale romana sul Bosforo. Grazie alla sua posizione strategica tra Europa e Asia, Costantinopoli divenne rapidamente uno dei principali nodi commerciali e politici del Mediterraneo. Mosaici, avori scolpiti, cammei e frammenti architettonici raccontano una città costruita per rappresentare il potere imperiale. Un ruolo centrale è riservato all'Ippodromo, il luogo dove si svolgevano le celebri corse dei carri e dove l'autorità dell'imperatore si trasformava in spettacolo pubblico. La seconda sezione della mostra esplora il rapporto tra arte e religione nel mondo bizantino. Al centro compare Hagia Sophia, probabilmente l'edificio più influente della storia dell'architettura tardoantica e medievale. Reliquiari, icone, manoscritti miniati e oggetti liturgici mostrano come il linguaggio visivo della fede fosse parte integrante della costruzione dell'autorità politica. Tra le opere più significative figura un rarissimo trittico bizantino dell'XI secolo realizzato in smalto cloisonné e oro, concepito per essere indossato al collo. Il piccolo oggetto raffigura un dignitario di corte inginocchiato ai piedi di Cristo e testimonia l'altissimo livello raggiunto dagli orafi costantinopolitani. Sarà esposto anche il Lincoln Typikon, straordinario manoscritto miniato del XIV secolo proveniente dal Lincoln College di Oxford e mostrato al pubblico per la prima volta dopo oltre sessant'anni. La conquista ottomana del 1453 introduce una nuova stagione della storia cittadina, ma non interrompe il ruolo di Istanbul come centro imperiale. La terza sezione della mostra analizza il modo in cui i sultani utilizzarono l'arte, il lusso e le cerimonie pubbliche per rappresentare la propria autorità. Ceramiche, armature, tessuti, gioielli e oggetti di corte documentano una cultura visiva costruita attorno alla magnificenza della dinastia. Tra i capolavori annunciati figura il celebre Ritratto del sultano Mehmed II realizzato nel 1479 da Gentile Bellini. L'opera, oggi conservata alla National Gallery di Londra, è stata oggetto di significativi interventi e ridipinture nel corso dei secoli, che ne hanno modificato in parte l'aspetto originario. Nonostante queste trasformazioni, continua a rappresentare uno dei simboli più noti dell'incontro tra la cultura rinascimentale veneziana e la corte ottomana. Accanto ad essa saranno esposti un prezioso cinturone in avorio proveniente dalla tomba del sultano Selim II, un ricco copricavallo in velluto e filo d'argento destinato alle processioni imperiali e un grande rotolo illustrato del XVII secolo che documenta nei minimi dettagli una cerimonia ufficiale della corte. L'ultima parte dell'esposizione si concentra invece sulla città stessa. Non soltanto capitale imperiale, ma metropoli cosmopolita abitata da comunità diverse per lingua, religione e provenienza geografica. Attraverso strumenti musicali, abiti, oggetti domestici e testimonianze della vita urbana, il racconto si sposta dai palazzi del potere alle strade, ai caffè, ai mercati e agli ḥammām che hanno scandito la quotidianità degli abitanti per secoli. Il percorso si conclude osservando l'influenza esercitata da Bisanzio e dall'Impero ottomano sull'Europa del XIX secolo. Disegni, tessuti e modelli decorativi mostrano come artisti e progettisti europei abbiano guardato ad Istanbul come a una fonte inesauribile di forme, colori e motivi ornamentali. Una storia di scambi che, ben oltre la politica e le guerre, ha contribuito a modellare il volto artistico del Mediterraneo.
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