Carlo Maria Mariani, il contemporaneo incontra il classico

Carlo Maria Mariani, il contemporaneo incontra il classico
#Exhibitions
Carlo Maria Mariani, La mano che ubbidisce all'intelletto, 1983, Olio su tela, 200 × 175 cm, Collezione privata

Che cosa accade se un artista contemporaneo decide di dipingere come se duemila anni di storia dell’arte fossero ancora perfettamente presenti? Carlo Maria Mariani costruì la sua carriera intorno a questa provocazione. Romano, formatosi all’Accademia di Belle Arti e trasferitosi a New York nel 1993, divenne una figura internazionale reinventando il linguaggio classico quando l’avanguardia sembrava averlo definitivamente archiviato. Palazzo Citterio gli dedica L’eternità della pittura, prima grande retrospettiva postuma, con 70 opere dagli anni Quaranta al 2019. Dopo esperienze iperrealiste e concettuali, Mariani tornò alla figura, popolando le sue tele di corpi ideali, miti e allegorie: immagini di impeccabile bellezza che sono, in realtà, sofisticate riflessioni sulla memoria e sul tempo. Presente a Documenta e più volte alla Biennale di Venezia, Mariani attraversò neoclassicismo, metafisica e astrazione senza rinunciare alla straordinaria disciplina del mestiere. A Brera, circondato dai Maestri del passato, il suo interrogativo acquista un significato particolare: può la pittura essere contemporanea proprio perché non accetta di dimenticare la propria storia?
Viola Canova - © 2026 ARTE.it per Bvlgari Hotel Milano