Al British Museum di Londra prende forma una grande mostra dedicata al samurai, una delle figure più persistenti e fraintese della storia giapponese. L’esposizione affronta oltre mille anni di vicende politiche, sociali e culturali, andando oltre l’immagine iconica del guerriero in armatura per restituire la complessità di una classe che ha segnato in profondità la storia del Giappone. Il percorso segue l’emergere dei bushi a partire dal Medioevo, quando i samurai si affermano come élite militare al servizio dei clan dominanti, fino alla lunga stagione di pace del periodo Edo. In questa fase il ruolo dei samurai cambia radicalmente: da combattenti diventano amministratori, funzionari, studiosi e custodi di un ordine sociale fondato su codici etici e rituali. La mostra mette in evidenza questa trasformazione, mostrando come l’identità samuraica sia il risultato di adattamenti continui piuttosto che di una tradizione immobile. Attraverso un ampio insieme di oggetti, tra cui armature, elmi, armi, abiti, tessuti, manufatti cerimoniali e opere d’arte, l’esposizione racconta la vita quotidiana dei samurai e il loro rapporto con il potere, la cultura e la rappresentazione di sé. Le armature, spesso composte da elementi di epoche diverse, rivelano una storia fatta di eredità, riuso e simboli, più che di pura funzionalità bellica. Accanto a questi oggetti emergono aspetti meno noti, legati al gusto estetico, al collezionismo e al ruolo dei samurai come committenti e produttori di cultura. Un capitolo significativo è dedicato alla presenza femminile all’interno della classe samuraica. Lontano dall’idea di un mondo esclusivamente maschile, la mostra documenta come le donne abbiano ricoperto ruoli attivi, dalla gestione delle proprietà alla difesa armata, contribuendo alla continuità delle famiglie e delle strutture di potere. Questo sguardo amplia la comprensione di una società più articolata di quanto suggeriscano le narrazioni tradizionali. La mostra affronta anche la costruzione moderna del mito dei samurai. Valori come onore, disciplina e lealtà, spesso sintetizzati nel concetto di bushidō, vengono analizzati come prodotti storici, rielaborati e semplificati soprattutto tra XIX e XX secolo. Il percorso mette in relazione la storia con la sua ricezione globale, mostrando come cinema, letteratura, moda e cultura pop abbiano contribuito a fissare un’immagine potente ma parziale dei samurai. Senza indulgere in spettacolarizzazioni, l’esposizione propone una lettura critica e documentata di una figura che continua ad esercitare un forte fascino globale. Al British Museum, i samurai emergono non come icone senza tempo, ma come protagonisti di una storia complessa, segnata da mutamenti politici, sociali e culturali che ne hanno trasformato il significato nel corso dei secoli.
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