Nel Cinquecento europeo le donne pittrici erano quasi invisibili nei documenti, nelle collezioni e nella storiografia. Catharina van Hemessen rappresenta un’eccezione. Le sue opere portano una firma chiara e leggibile, elemento che oggi consente di attribuirle con certezza un corpus di dipinti realizzati ad Anversa tra la fine degli anni Quaranta e i primi anni Cinquanta del XVI secolo. Dal 4 marzo al 30 maggio 2027 la National Gallery dedicherà all’artista la mostra Catharina van Hemessen: Signature Works, primo progetto espositivo britannico interamente concentrato sulla sua produzione. L’esposizione, organizzata insieme al Museum Snijders&Rockoxhuis, riunirà gran parte delle opere firmate sopravvissute, provenienti da collezioni internazionali. Il percorso sarà costruito intorno ai piccoli ritratti che hanno reso nota van Hemessen, dipinti caratterizzati da fondi scuri, inquadrature ravvicinate e una particolare attenzione alla presenza psicologica dei soggetti. Figlia del pittore manierista Jan Sanders van Hemessen, Catharina si formò probabilmente nella bottega paterna ad Anversa. Le fonti storiche del tempo, tra cui Giorgio Vasari e Lodovico Guicciardini, la citano tra le rare donne artiste attive nei Paesi Bassi del XVI secolo. Dopo il matrimonio e il trasferimento in Spagna al seguito della corte di Maria d'Ungheria, le tracce della sua attività diventano frammentarie. Nessuna opera datata oltre il 1554 è stata identificata con certezza. Tra le opere più attese figura l'Autoritratto al cavalletto del 1548 proveniente dal Kunstmuseum Basel, considerato il più antico autoritratto noto di una pittrice europea e una delle prime rappresentazioni di un artista al lavoro davanti al proprio cavalletto. Nel dipinto van Hemessen si mostra mentre dipinge, guardando direttamente verso lo spettatore, con pennelli, tavolozza e strumenti della pratica pittorica in evidenza. Negli ultimi anni musei e istituzioni hanno iniziato a riconsiderare il ruolo delle artiste nella storia dell’arte europea, attraverso acquisizioni, restauri e nuove ricerche. La mostra londinese si inserisce in questo contesto, concentrandosi però su un nucleo di opere ridotto e documentato, più che su una ricostruzione celebrativa.
Una mostra basata su cinque anni di ricerca rilegge il disegno nei Paesi Bassi come strumento di lavoro più che opera autonoma. Indagini tecniche e nuove attribuzioni rivelano una pratica collettiva di bottega e la progressiva nascita del disegno come medium indipendente.
Una mostra in cui i nuovi dipinti e i film di Sarah Morris esaminano le architetture del potere e le strutture invisibili che danno forma alle metropoli contemporanee.
Alla Royal Albert Hall il 4 e 5 aprile 2026 il film Interstellar torna sul grande schermo con la colonna sonora di Hans Zimmer eseguita dal vivo, trasformando la proiezione in un’esperienza sinfonica immersiva.
Una mostra dedicata a Kandinsky e agli artisti dell'Espressionismo tedesco che intende raccontare “una storia alternativa della modernità”, diversa da quella centrata sulla tradizione francese che ha dominato gran parte della narrazione sull’arte moderna europea.