Il corpo come rifugio e resistenza: l’universo di Benni Bosetto

Il corpo come rifugio e resistenza: l’universo di Benni Bosetto
#Exhibitions
Benni Bosetto. Rebecca | Courtesy Pirelli HangarBicocca

Entrare nel lavoro di Benni Bosetto significa attraversare una soglia instabile, dove il corpo smette di essere un semplice involucro per diventare linguaggio, spazio e atto di resistenza. Disegno, scultura, installazione e performance si intrecciano in una pratica che mette al centro la fisicità come luogo di desiderio, vulnerabilità e presenza, sfidando le definizioni convenzionali dell’identità e dell’esperienza umana. Bosetto costruisce un immaginario denso e stratificato, popolato da figure ibride in cui umano e animale, reale e onirico, convivono senza gerarchie. Le sue opere nascono da un processo di accumulo quasi compulsivo di immagini, testi e riferimenti - dalla psicoanalisi alla letteratura, dall’antropologia al cinema - che vengono rielaborati fino a generare iper-narrazioni aperte, potenzialmente infinite. In questo flusso, ogni lavoro è il risultato di una convergenza di memorie e visioni, più che di un’origine unica. La mostra Rebecca segna la prima grande esposizione istituzionale dell’artista. Ispirata al romanzo omonimo di Daphne du Maurier, la mostra trasforma lo spazio espositivo in un corpo architettonico femminile: una casa-organismo che accoglie, trattiene, ricorda. Qui l’ambiente domestico diventa rifugio e dichiarazione politica, un invito a sottrarsi alla tirannia della produttività per riconquistare un tempo soggettivo, lento, fertile.
Nel paesaggio immersivo creato da Bosetto, la manualità paziente e il fare artigianale assumono un valore simbolico: ornamenti e decori, apparentemente inutili, diventano strumenti per sospendere il tempo lineare. È uno spazio in cui è ancora possibile sognare a occhi aperti e immaginare il proprio presente - e il proprio futuro - senza mediazioni.
Viola Canova - © 2026 ARTE.it per Bvlgari Hotel Milano