La mostra Diane Arbus: Sanctum Sanctorum alla galleria David Zwirner di Londra raccoglie circa quarantacinque fotografie realizzate tra il 1961 e il 1971 in camere da letto, hotel, roulotte e appartamenti. Pur trattandosi di un nucleo compatto, l’esposizione restituisce con grande chiarezza la traiettoria dello sguardo di Arbus, capace di muoversi nell’intimità e ai margini della società con una lucidità che ancora oggi sorprende. Arbus è celebre per la sua attenzione verso soggetti ignorati o trattati con distanza dalla fotografia tradizionale: nudisti, travestiti, bambine, coppie cieche, socialites, performer itineranti. In questo percorso londinese emerge con forza una costante del suo lavoro. Il soggetto non è semplicemente ritratto, ma partecipa ad un confronto visivo fatto di fiducia e reciprocità. Il titolo Sanctum Sanctorum, che rimanda alla camera sacra, evoca proprio questa tensione. Lo spazio privato è rifugio e palcoscenico, luogo protetto e al tempo stesso luogo in cui qualcosa viene rivelato. La mostra privilegia momenti di vita ordinaria che diventano densi di significato. Arbus non elimina il contesto ma lo include nella composizione: un lavandino pieno, un frigorifero aperto, oggetti quotidiani che danno alla scena una verità senza compiacimenti. Alcune immagini risultano difficili da guardare e questo contribuisce alla loro forza. Invitano a riflettere su ciò che resta fuori dallo sguardo comune, su ciò che non chiede approvazione. La critica ha sottolineato spesso questa dimensione cruda e veritiera del suo lavoro. Un altro elemento che la mostra restituisce bene è la relazione tra fotografa e soggetto. Le immagini di Arbus non danno l’idea di un’intrusione, ma di un incontro. Molti suoi ritratti sono costruiti su un tacito accordo, sulla disponibilità dei soggetti a farsi vedere per ciò che sono senza filtri o strategie di seduzione. La scelta di conservare i bordi del negativo e di non intervenire sulla fotografia rafforza questa idea di autenticità. L’esposizione non è soltanto una celebrazione. È anche un invito ad interrogarsi sul ruolo della fotografia oggi, in un’epoca in cui l’immagine è inflazionata e la rappresentazione dell’altro rischia di diventare una forma di consumo. Il lavoro di Arbus, al contrario, chiede tempo e attenzione. Non cerca consenso, non facilita l’immedesimazione, non addolcisce la complessità. Mostra ciò che spesso non vediamo, o che preferiamo non vedere. Sanctum Sanctorum offre così l’occasione di riconsiderare Arbus al di là delle sue icone più note, focalizzandosi su un territorio che attraversa molte delle sue opere: lo spazio intimo e domestico, il privato che si apre allo sguardo, la rivelazione inattesa di vite che sfuggono alle categorie e continuano ad interrogarci.
Il Design Museum di Londra dedica a Nigo la prima retrospettiva internazionale, un viaggio attraverso tre decenni che hanno ridefinito il rapporto tra streetwear, lusso e cultura pop globale.
La Estorick Collection dedica da gennaio 2026 la prima mostra monografica nel Regno Unito ad Alessandro Mendini. Un percorso che attraversa design, arte ed editoria, restituendo il profilo di un autore che ha messo in crisi il funzionalismo e ridefinito il valore simbolico degli oggetti nel secondo Novecento.
La National Gallery dedica una mostra ai paesaggi di Ferdinand Georg Waldmüller. Un percorso che mette al centro l’osservazione diretta della natura e la costruzione rigorosa dell’immagine. Tra luce, stagioni e misura, il paesaggio diventa uno spazio leggibile e moderno.
Per la prima volta, tutti i nove ritratti dipinti noti di Jan van Eyck sono riuniti alla National Gallery di Londra. Una mostra che indaga la nascita del ritratto moderno nei Paesi Bassi del Quattrocento. Tra identità, psicologia e nuove ricerche, i volti di un mondo che cambia.