Indirizzo: Somerset House, Strand, London WC2R 0RN
Alla Courtauld Gallery di Londra prende forma un ritratto inatteso di Barbara Hepworth, un’artista conosciuta per i suoi volumi puri e silenziosi, ma raramente associata al colore. La mostra esplora il desiderio dell’artista di far vivere il colore nella scultura, un’urgenza poco riconosciuta che attraversa trent’anni della sua carriera. In esposizione circa venti sculture e trenta disegni mettono in dialogo i “pezzi con colore” degli anni Quaranta con le opere realizzate nei decenni successivi. Spiccano i lavori in legno e pietra del periodo 1940-1946, in cui blu e gialli intensi emergono all’interno di cavità o lungo curve scultoree, rompendo la tradizionale austerità dell’astrazione britannica. Il percorso invita a considerare come Hepworth abbia trasformato la luce e il vuoto in dimensioni cromatiche: le superfici bronzee e le pietre colorate diventano strumenti per far vibrare la scultura in modo nuovo. Ne emerge un’immagine dell’artista meno ascetica e più sperimentale, capace di attraversare pittura e scultura mantenendo una coerenza formale rigorosa. Con un dialogo finalmente visibile tra opere, disegni e grafica, Hepworth in Colour restituisce il colore al centro della sua ricerca, non come dettaglio decorativo, ma come forza viva e strutturale del pensiero plastico.
Wimbledon 2026 torna a Londra tra tradizione e innovazione, con l’introduzione della video review. Sinner, Alcaraz e Djokovic guidano una nuova fase del tennis sull’erba più celebre del mondo.
Siegfried di Richard Wagner alla Royal Opera House
Al Royal Opera House Siegfried, terzo capitolo del Ring di Wagner, torna in scena nella regia di Barrie Kosky e con la direzione di Antonio Pappano, rileggendo il mito dell’eroe come percorso di crescita e confronto con il potere.
Una retrospettiva al Barbican ripercorre il lavoro di Robert Ryman tra anni Cinquanta e Duemila. La pittura emerge come esperienza materiale e percettiva, fondata su variazioni minime.
Emilio Isgrò a Londra. La cancellazione come linguaggio
Una retrospettiva a Londra ripercorre il lavoro di Emilio Isgrò, tra poesia visiva e arte concettuale. La cancellazione emerge come pratica critica che interviene sui sistemi di conoscenza e sul linguaggio.