Jan van Eyck (Circa 1390 - 1441), <em>Ritratto di Giovanni Arnolfini e sua moglie</em>, 1434, Olio su pannello, 82 × 59.5 cm, Londra, National Gallery
Alla National Gallery di Londra, tra fine 2026 e primavera 2027, prende forma una delle operazioni più ambiziose dedicate a Jan van Eyck: Van Eyck: The Portraits riunisce, per la prima volta, tutti i nove ritratti dipinti dall’artista ad oggi noti. È un numero che pesa: quei nove pannelli rappresentano circa metà delle opere autografe sopravvissute, poco più di una ventina, e spiegano perché un incontro del genere sia, di fatto, irripetibile. Il focus non è una retrospettiva, ma un’indagine concentrata su un genere che con van Eyck cambia passo. Nel Quattrocento dei Paesi Bassi borgognoni, il ritratto smette di essere un’immagine tipizzata e diventa riconoscimento individuale, presenza, psicologia. La mostra costruisce questo passaggio attraverso i volti che l’artista ha davvero intorno: non re e regine, ma mercanti benestanti, artigiani di successo, familiari. È anche un racconto sociale, perché coincide con una fase in cui l’accesso alla rappresentazione si allarga e il potere dell’immagine si sposta dal rango alla persona. Tra i nodi annunciati c’è la rete di “riunioni” pensate per mettere alla prova identità e attribuzioni. Il Ritratto di Giovanni Arnolfini e sua moglie della National Gallery viene accostato per la prima volta ad un pannello che raffigura lo stesso possibile protagonista, conservato alla Gemäldegalerie di Berlino. Un altro dialogo chiave riguarda il celebre Ritratto di un uomo (Autoritratto?) della National Gallery, presentato accanto al Ritratto di Margaret, la moglie dell’artista, dipinto nel 1439 e conservato a Bruges, indicato come il primo ritratto noto di una donna non appartenente all’aristocrazia. La mostra annuncia anche un prestito eccezionale da Vienna: il Kunsthistorisches Museum autorizza contemporaneamente l’uscita di entrambi i suoi van Eyck, un evento raro per dipinti così fragili e poco inclini a viaggiare.
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