La magia dei costumi di scena

La magia dei costumi di scena
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Courtesy © Cosprop

Cosprop è una casa di costumi britannica fondata nel 1965 da John Bright, vincitore di Oscar e BAFTA, specializzata nella realizzazione di abiti d’epoca per cinema, televisione e teatro. Il grande pubblico raramente ne ha sentito parlare, eppure conosce benissimo i film e le serie in cui i suoi costumi compaiono. Il motivo è semplice: Cosprop opera come laboratorio artigianale nascosto, senza firmare ciò che crea. Lavora nell’ombra per dare autenticità visiva ai drammi in costume, costruendo epoche, atmosfere e personaggi attraverso la precisione delle tecniche sartoriali e la cura maniacale dei dettagli. La mostra Costume Couture: Sixty Years of Cosprop, al Fashion and Textile Museum di Londra, offre uno dei rari sguardi pubblici su questa realtà decisiva nella costruzione dell’immaginario storico sullo schermo. L’esposizione ripercorre sessant’anni di attività, presentando abiti originali, accessori, bozzetti e materiali d’archivio che illustrano il lungo viaggio dal copione alla scena, dalle prime prove ai riflettori del set. Nel corso dei decenni Cosprop ha costruito un archivio monumentale, oggi composto da oltre un milione di capi e accessori. È una sorta di biblioteca tessile che consente ai costumisti di attingere a un patrimonio unico per ricreare con fedeltà epoche lontane, dalle corti europee dell’età moderna agli ambienti vittoriani fino ai primi anni del Novecento. Molti personaggi dei drammi in costume diventati iconici devono la loro credibilità proprio al lavoro delle sartorie Cosprop. Abiti apparsi in film come A Room with a View e Out of Africa, o in serie come Downton Abbey e Peaky Blinders, provengono da questo archivio o sono stati creati su misura nei suoi laboratori. La mostra non si limita a presentare i capi più celebri, ma apre una finestra sul processo creativo: le ricerche sulle fonti storiche, gli schizzi preparatori, le prove su manichino, le modifiche richieste dalla regia e dalla fotografia. È un mondo costruito su una combinazione rara di rigore filologico e sensibilità estetica, dove il rispetto della tradizione sartoriale convive con le esigenze pratiche del set, dai movimenti degli attori alla necessità di replicare un costume in più versioni per le scene d’azione. In filigrana emerge anche una domanda cruciale per la produzione audiovisiva contemporanea, sempre più influenzata dalle tecnologie digitali: quale ruolo resta oggi all’artigianato del costume nella definizione dell’immaginario storico. Se molte produzioni privilegiano soluzioni più libere e spettacolari, Cosprop continua a lavorare sulla fedeltà e sulla ricostruzione accurata, suggerendo che il fascino dei drammi in costume nasce ancora, in larga parte, dal valore tattile e conoscitivo del tessuto. Costume Couture: Sixty Years of Cosprop diventa così l’occasione per portare alla luce uno dei protagonisti invisibili dell’industria del cinema in costume. Racconta il lavoro di quelle mani che, senza apparire nei titoli più letti dal pubblico, hanno dato forma ad epoche intere, vestendo personaggi che riconosciamo al primo sguardo e che continuano ad incarnare, attraverso i loro abiti, la forza evocativa del passato.
Veronica Azzari - © 2025 ARTE.it per Bvlgari Hotel London