Maarten van Heemskerck (1498 - 1574), <em>Rovine con la fucina di Vulcano sotto un arco</em>, Penna e inchiostro bruno su carta, Olandese, 1538 | Courtesy The British Museum
Una ricerca durata cinque anni, condotta su oltre mille fogli conservati al British Museum, ha portato a rivedere attribuzioni, tecniche e funzioni del disegno nei Paesi Bassi tra Quattro e Cinquecento. Da questo lavoro nasce Early Netherlandish drawings, una selezione di circa 110 opere che restituisce un quadro meno lineare di quanto la storiografia abbia a lungo suggerito. Il dato che emerge con maggiore chiarezza riguarda la natura del disegno: non oggetto autonomo, ma strumento interno al processo produttivo. Studi preparatori per dipinti, modelli per arazzi, cartoni per vetrate e matrici per incisioni mostrano una pratica diffusa e funzionale, spesso destinata ad essere distrutta o sostituita. La scarsità dei fogli superstiti non è quindi accidentale, ma strutturale. Le indagini tecniche, tra cui analisi dei supporti, delle filigrane e dei materiali grafici, hanno consentito di distinguere con maggiore precisione tra mano dell’artista e produzione di bottega. Alcuni disegni tradizionalmente assegnati a Rogier van der Weyden risultano oggi riconducibili al suo ambiente di lavoro, evidenziando un sistema collettivo in cui l’autorialità è condivisa e stratificata. Accanto a questa dimensione operativa si osserva però un cambiamento progressivo. Nel corso del Cinquecento il disegno acquisisce una maggiore autonomia visiva: si moltiplicano i fogli non direttamente legati a opere finite, compaiono studi dal vero, paesaggi, scene di vita quotidiana. È il segnale di una trasformazione culturale che avvicina, con tempi diversi, il contesto nord-europeo a quello italiano, dove il disegno è già oggetto di collezione. La mostra non costruisce una sequenza di capolavori, ma un sistema di indizi. Ne emerge una pratica meno idealizzata, fatta di correzioni, copie, esercizi. Il disegno appare come un luogo di verifica, in cui l’immagine prende forma prima di essere trasferita altrove, o talvolta senza esserlo mai.
Per la prima volta, tutti i nove ritratti dipinti noti di Jan van Eyck sono riuniti alla National Gallery di Londra. Una mostra che indaga la nascita del ritratto moderno nei Paesi Bassi del Quattrocento. Tra identità, psicologia e nuove ricerche, i volti di un mondo che cambia.
Una grande retrospettiva alla Tate Modern ripercorre oltre sessant’anni di ricerca di Julio Le Parc, tra luce, movimento e partecipazione attiva dello spettatore.
Wimbledon 2026 torna a Londra tra tradizione e innovazione, con l’introduzione della video review. Sinner, Alcaraz e Djokovic guidano una nuova fase del tennis sull’erba più celebre del mondo.
La Royal Academy di Londra dedica una grande retrospettiva a Michaelina Wautier, pittrice fiamminga del Seicento a lungo rimasta ai margini della storia dell’arte. Ritratti, scene mitologiche e allegorie raccontano un talento capace di muoversi con piena autonomia tra i generi. Una mostra che rilegge il Barocco da un punto di vista inatteso e rigoroso.